martedì 15 novembre 2016

Niente libri oggi.

Oggi un’amica di blog mi ha inviato un video.

Era prima mattina quando l’ho guardato, stavo assaporando in silenzio il mio caffè con brioche ma ho sospeso tutto e mi sono fermata.

Rabbia e commozione, ma possibile che ci sia ancora bisogno di parlare di diversità, di censurare un video per non urtare la sensibilità di chi non la regge, la diversità?

Ciascuno faccia le proprie scelte, è un Paese libero il nostro, anzi l’intero Universo declama la libertà, tutto è lecito, ciascuno agisce come crede e si sente legittimato a farlo.

Dunque se io ho un figlio diverso – l’ho voluto, mi è capitato, l’ho scoperto lungo la strada: non cambia  – devo tacere, non mostrare i suoi successi, lasciar credere sarà sempre sul gradino più basso nel podio delle vittorie?

La difficoltà, l’handicap, un disturbo, non importa di cosa si tratti, non chiedeteci la diagnosi. A noi quella serve per sapere, certo, ma soprattutto per andare oltre. La diagnosi non rappresenta la persona, basta il nome per quello. “Io mi chiamo….”, non “Io ho questo problema……”. Fa la differenza.

È fatica un figlio con difficoltà, ci chiede doppio amore, triplo impegno, dunque non chiedeteci quali obiettivi abbia raggiunto ma sedetevi accanto ai genitori e per una volta non elencate il curriculum dei vostri di figli, non confrontate voti, vittorie ma fatevi una sana chiacchierata.
Di cosa? delle cose belle, di un film, un libro, di shopping, della squadra del cuore. Abbassate l’asticella delle richieste, delle performance – vostre e dei vostri figli e godetevela questa vita!

Ho imparato a non andare al di là dello sguardo dei miei bambini, ho imparato a non chiedere di più, loro non sono il prolungamento delle mie aspettative. Sono persone, hanno desideri, sognano di riuscire anche se qualcosa non va perfettamente.

Rispetto a cosa “non va perfettamente”? ecco io questo l’ho dimenticato, il nostro "perfettamente" è relativo.

Relativo alla nostra felicità.

giovedì 30 giugno 2016

Il Barbaro - Renato Moriconi. Gallucci editore.



Renato Moriconi, brasiliano, classe 1980, già apprezzato autore di Telefono senza fili e insignito di numerosi premi, è un artista visivo prestato con successo agli albi illustrati.
Si è molto parlato di questo
albo senza parole che sto per presentarvi, Il Barbaro – edito in Italia da Gallucci – e sempre in termini entusiastici, ma noi l’abbiamo apprezzato solo di recente: i miei figli, soprattutto il più grande, l’avevano associato ad un racconto storico e, per questo, accantonato. 


Così come faccio di solito, non ho insistito e ho lasciato l'albo restasse in giro per casa sino all'approccio spontaneo. Approccio che ha stupito e strappato più di un sorriso. Direi un sorriso sornione, d'intesa. 
L’albo offre molto più di qualsiasi idea ci si possa fare dal titolo o dalla copertina, e rientra a pieno titolo nella categoria dei silent book, per cui davvero non si sente la mancanza del testo. Non serve davvero. Azzeccato il formato, alto e stretto, scelta particolare ma vincente, sembra quasi un albo da passeggio comodo da tenere tra le mai e.....sotto il braccio.


Originale perché è quasi un indovinello. Sin dall’inizio lascia presagire un’altra verità ma – ne sono certa – neppure il più attento osservatore riuscirà a carpire dove vuole portarci l’autore, se non arrivando a sfogliare l’ultima pagina, quella della rivelazione.

Cosa racconta Il barbaro? Quello che si “legge” alla prima lettura è un viaggio. Un viaggio periglioso e fitto di avversità compiuto da un cavaliere sul suo cavallo. L’uomo coraggioso nella sua armatura sfida e supera bestie feroci, creature mitologiche, minacce naturali. Va su su su, e poi giù giù giù, aggirando ostacoli, schivando armi e nemici, sempre mantenendo lo sguardo fiero e il contegno di un uomo che sembra essere quasi indifferente a tutto quello che gli capita. Il barbaro affronta i pericoli ad  occhi chiusi, spavaldo non teme niente e nessuno, va avanti sul suo cavallo e la piccola spada.


Questo libro è senza dubbio uno dei pochi albi capace di puntare l’attenzione sul punto di vista del bambino: l’adulto è un osservatore, anzi è lo spettatore che il bambino invita ad ascoltare. Spesso con i bambini e i ragazzi troppe parole, spiegazioni, voci, non colpiscono

il segno, mentre uno sguardo, un gesto o una serie di illustrazioni – minimali ma efficaci come queste – ci possono far capire molto del mondo interiore dei più piccoli.


E’ la classica situazione in cui sfogli l’albo e mentre lo sguardo si sofferma su ogni pagina – ciascuna è un quadro a sé, splendidamente compiuto nel tratto e nella scelta dei colori – immagini: avventure epiche?, riferimenti storici? Invece la risposta è più semplice del previsto, molto più vicina e familiare di quello che supponevamo. Si tratta di un grande e fantastico gioco, a cui non si vorrebbe mai porre fine.


La conclusione non può che sorprenderci, arriva inaspettata, crea una frattura netta nella narrazione e ci lascia basiti. Eppure potevamo capirla e anticiparla, bastava notare e interpretare i tanti indizi che l’autore ha disseminato tra le pagine. Bastava portare il punto di vista ad altezza bambino. Sembra facile… ma raramente ci si prova davvero.
Un plauso davvero va a Renato Moriconi: ha condensato in una quarantina di pagine un capitolo di pedagogia, senza dimenticare il gusto per i colori acquerellati e offrendo ritmo, movimento e una novità in ogni facciata. Credo abbia voluto regalare ai bambini un sorriso e a noi genitori un’intuizione: quando richiamiamo – per fretta o per necessità – i nostri figli da un gioco, dobbiamo rammentare che è come se li ridestassimo da un sogno. Io mi arrabbierei, voi no?



La recensione è già apparsa su www.milkbook.it




Il Barbaro - Renato Moricone. Gallucci editore.


Renato Moriconi, brasiliano, classe 1980, già apprezzato autore di Telefono senza fili e insignito di numerosi premi, è un artista visivo prestato con successo agli albi illustrati.
Si è molto parlato di questo
albo senza parole che sto per presentarvi, Il Barbaro – edito in Italia da Gallucci – e sempre in termini entusiastici, ma noi l’abbiamo apprezzato solo di recente: i miei figli, soprattutto il più grande, l’avevano associato ad un racconto storico e, per questo, accantonato. 


Così come faccio di solito, non ho insistito e ho lasciato l'albo restasse in giro per casa sino all'approccio spontaneo. Approccio che ha stupito e strappato più di un sorriso. Direi un sorriso sornione, d'intesa. 
L’albo offre molto più di qualsiasi idea ci si possa fare dal titolo o dalla copertina, e rientra a pieno titolo nella categoria dei silent book, per cui davvero non si sente la mancanza del testo. Non serve davvero. Azzeccato il formato, alto e stretto, scelta particolare ma vincente, sembra quasi un albo da passeggio comodo da tenere tra le mai e.....sotto il braccio.

Originale perché è quasi un indovinello. Sin dall’inizio lascia presagire un’altra verità ma – ne sono certa – neppure il più attento osservatore riuscirà a carpire dove vuole portarci l’autore, se non arrivando a sfogliare l’ultima pagina, quella della rivelazione.

Cosa racconta Il barbaro? Quello che si “legge” alla prima lettura è un viaggio. Un viaggio periglioso e fitto di avversità compiuto da un cavaliere sul suo cavallo. L’uomo coraggioso nella sua armatura sfida e supera bestie feroci, creature mitologiche, minacce naturali. Va su su su, e poi giù giù giù, aggirando ostacoli, schivando armi e nemici, sempre mantenendo lo sguardo fiero e il contegno di un uomo che sembra essere quasi indifferente a tutto quello che gli capita. Il barbaro affronta i pericoli ad  occhi chiusi, spavaldo non teme niente e nessuno, va avanti sul suo cavallo e la piccola spada.


Questo libro è senza dubbio uno dei pochi albi capace di puntare l’attenzione sul punto di vista del bambino: l’adulto è un osservatore, anzi è lo spettatore che il bambino invita ad ascoltare. Spesso con i bambini e i ragazzi troppe parole, spiegazioni, voci, non colpiscono

il segno, mentre uno sguardo, un gesto o una serie di illustrazioni – minimali ma efficaci come queste – ci possono far capire molto del mondo interiore dei più piccoli.

E’ la classica situazione in cui sfogli l’albo e mentre lo sguardo si sofferma su ogni pagina – ciascuna è un quadro a sé, splendidamente compiuto nel tratto e nella scelta dei colori – immagini: avventure epiche?, riferimenti storici? Invece la risposta è più semplice del previsto, molto più vicina e familiare di quello che supponevamo. Si tratta di un grande e fantastico gioco, a cui non si vorrebbe mai porre fine.

La conclusione non può che sorprenderci, arriva inaspettata, crea una frattura netta nella narrazione e ci lascia basiti. Eppure potevamo capirla e anticiparla, bastava notare e interpretare i tanti indizi che l’autore ha disseminato tra le pagine. Bastava portare il punto di vista ad altezza bambino. Sembra facile… ma raramente ci si prova davvero.
Un plauso davvero va a Renato Moriconi: ha condensato in una quarantina di pagine un capitolo di pedagogia, senza dimenticare il gusto per i colori acquerellati e offrendo ritmo, movimento e una novità in ogni facciata. Credo abbia voluto regalare ai bambini un sorriso e a noi genitori un’intuizione: quando richiamiamo – per fretta o per necessità – i nostri figli da un gioco, dobbiamo rammentare che è come se li ridestassimo da un sogno. Io mi arrabbierei, voi no?



La recensione è già apparsa su www.milkbook.it




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