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martedì 7 ottobre 2014

Dialoghi surreali. Il lavoro.


A tavola.
La belvetta numero 2 mi domanda se, finita la scuola (e siamo solo in seconda......), dovrà trovarsi un lavoro.
Rispondo come una madre dovrebbe rispondere, affermazione certa e facilitata dal fatto che con questa domanda non si puo' sbagliare.

Almeno così credevo.
"Allora mamma sai che faccio? per comprare le cosine ai miei bambini io mi prendo una chitarrina, mi siedo sulla strada e poi metto la mano così e aspetto i soldi".

Cavoli, non ci avevo mai pensato a questa soluzione.

sabato 27 settembre 2014

Closlieu. Come avviene.

Nel Closlieu tutto avviene in modo naturale. Non si fissano obiettivi da raggiungere, non si mettono in conflitto gli uni con gli altri e nessuno esprime giudizi.

Sai che è così fin dal primo giorno perché per tutti è cosi. Inizialmente potrebbe  sembrare strano perché non si è abituati a lasciar accadere il disegno, la Traccia, come la chiama Arno Stern.
Cos'è la Traccia? semplicemente il tratto, il disegno, il colore. Qualcosa che nasce da un bisogno interiore e si forma solo grazie al fatto che tutto avvenga spontaneamente.
Certo la Traccia è spontanea ma - se ci riflettiamo - non nasce comunque dal caso ma é il frutto dell'intenzione di chi la produce.

L'attività si svolge in una stanza di circa 5x4 mt con pareti rivestite interamente di pannelli isolanti, ricoperti di carta da pacco marrone. Un Closlieu vissuto avrà una carta da pacco interamente ricoperta di pennellate che, debordando dal foglio, colorano le pareti.


Al centro della stanza c' è la tavolozza, lunga 2 metri, con due file di fori rotondi per contenere una coppia di bicchieri, uno con l'acqua l'altro con il colore, 18 colori per l’esattezza: bianco, rosa, viola, azzurro, grigio, blu oltremare, verde scuro. verde chiaro, giallo-verde, giallo, ocra, beige, arancio, rosso cinabro, rosso carminio, marrone chiaro, marrone scuro e nero. Colori molto densi che asciugano rapidamente e che si sciolgono senza fatica, in modo da poter essere usati su una superficie in verticale .


Accanto alla coppia di bicchieri un supporto con tre pennelli, due identici, uno più grosso.  La nostra Praticien mi ha spiegato si tratta di pennelli particolari: assorbono molta acqua e molto colore e il fascio di peli è legato al manico con una ghiera di filo d’ottone che va costantemente controllata.

Quando si arriva è tutto già pronto, non resta che indossare il grembiule, prendere il proprio foglio bianco (70x50) e appoggiarlo alla parete, orizzontalmente o verticalmente, ma comunque sempre all’altezza degli occhi e ben diritto. Il praticien metterà le puntine per fissarlo alla parete.

Man mano che il disegno procede potrebbe essere necessario aggiungere altri fogli  – di fianco a sinistra o a destra, sopra , sotto – così come potrebbe servire una sfumatura diversa di colore che verrà preparata in una scodella a parte.



A disposizione ci sono dei cuscini per disegnare inginocchiati, uno sgabello per sedersi di tanto in tanto e una scala per dipingere i lavori più alti.

E’ consigliabile frequentare con regolarità, una volta a settimana, in modo da riuscire nel processo di ricondurci al proprio mondo interiore (attività che richiede tempo e pazienza).

Il gioco puo’ cominciare!  
Ho più volte citato il praticien. Chi è? E’ chi permette il gioco del dipingere,  avendo seguito una formazione specifica con Arno Stern è in grado di ritagliarsi all’interno del Closlieu solo un ruolo di servitore. Il praticien non è né un’insegnante, non trasmette conoscenza, neppure nel dipingere e non è un esperto:

Servire significa mettersi in ogni momento nei panni degli altri, di quelli che giocano nel Closlieu, in modo che niente li distragga dall’essenziale; evitare loro ogni fatica inutile e togliere loro ogni preoccupazione pratica. Questo insolito essere serviti piace ad ognuno, e non dà alcuna dipendenza. Il mio lavoro consiste nel rigenerare le facoltà creative, dando slancio ad ogni individuo affinché utilizzi le sue capacità e diventi autonomo.” (da Closlieu – Arno Stern)


Il praticien aiuta a cambiare il foglio, mette le puntine, sistema il colore che cola, ti porta lo sgabello o il cuscino. Insomma osserva e con grande sensibilità cerca di anticipare un bisogno per non distrarre dall’impulso creativo. Chi gioca nel Closlieu deve imparare e chiedere e a tessere una relazione di fiducia.

Mio figlio ha chiesto di riprendere Closlieu dopo una pausa di un paio di anni e, parlando con il fratello più piccolo, gli ha riferito “Vieni anche tu da Paola (N.d.R. la praticien), lì puoi disegnare quello che vuoi  e nessuno ti dice se è bello o brutto”.

Questo non deve far credere che closlieu significhi libertà assoluta. L’unica libertà accertata è quella d’espressione. Per il resto si esige il rispetto del lavoro altrui, è consentito chiacchierare ma si devono evitare giudizi, si aspetta il proprio turno e si usano pennelli e colori nel modo in cui il praticien ci ha insegnato.


Ultima nota: è consuetudine che i dipinti non escano dal Closlieu!

Le immagini pubblicate sono tratte da www.arnostern.com e www.closlieu.it

Closlieu. Cos'è?


Letteralmente e con la lettere minuscola: luogo chiuso, protetto (dal francese).
In arte e con la lettere maiuscola: solo Closlieu.


Ho incontrato il Closlieu come si incontrano le cose belle: per caso.
Ci portavo il mio primo bambino (ora ottenne innamorato di quest'attività) e, sempre per caso ma anche per bisogno, mi ritrovai anchio in quel luogo.
Muri completamente coperti da carta già segnata da tanti colori, un'infinita tavolozza di colori ognuno dei quali accompagnato da tre pennelli. Dal più grande al più piccolo.
Fogli bianchi e puntine, un praticien disponibile a applicare il foglio dove preferisci. Alto, basso, in verticale e orizzontale. Una panchetta per sederti, una scala per i disegni più in alto.
Nessuna indicazione, nessun giudizio. Solo tu e il foglio. E tutti quei colori.
All'inizio sembrano troppi.
Con il tempo, invece, non bastano più: cerchi quella nuance particolare che si forma unendo due, tre, quattro colori; il praticien ti prepara a parte il tuo colore.

Non è facile ritornare alla traccia, il segno che da piccoli ovunque si tracciava, bastava un muro e non serviva un'idea. Ci vuole pazienza e un ambiente tranquillo per ritrovare il piacere di disegnare e basta, senza copiare, senza aspettarsi un complimento o sentirsi in dovere di spiegare di che si tratta.

Quante volte ai bimbi impegnati con cerchi e righe si chiede "cos'è?",  ma che volete che ne sappia! quando risponde, riferisce - molto probabilmente - la prima cosa che gli viene in mente. Un bambino disegna per istinto, per necessità: anche quando la carta e i pennelli erano un lusso, disegnavano per terra, con i gessetti o con i sassi appuntiti.

Consentire ad un bambino di esprimersi liberamente significa regalargli un atto d'amore. Ti accolgo per quello che sei, ti offro uno spazio in cui sentirti libero di essere te stesso.

Oggi questa libertà è negata ai bambini già piccolissimi, i nostri ritmi di vita li obbligano a frequentare scuole e asili dove non sempre il bambino è al centro dell'attività ma è l'attività stessa ad essere al centro. Difficilmente le inclinazioni personali e i propri sentimenti possono emergere, anzi si frappongono barriere tra come sei e come devi essere e, per consentire un lineare andamento del gruppo classe, ciascuno deve cercare di adattarsi.

Eccoti quindi nel Closlieu. Tu, un bambino di questa società, che ha accumulato numerose e spettacolari esperienze. Eccoti fra queste quattro pareti, davanti a questa tavolozza. Qui nulla ti viene incontro. Questa "cella" ti isola dal mondo delle proposte e delle sollecitazioni, ti esclude da tutto ciò che la civitlà ha preparato per il nostro consumo. 
La definizione di "cella" per la verità è un termine improprio, perchè tu qua non sei solo. E questo è fondamentale. 
In questo spazio, ci sono circa dodici persone per le quali tu non sei un intruso, bensì un nuovo compagno. 
Hai già vissuto quelle che si definiscono "esperienze sociali" [....] . Queste esperienze ti hanno "armato" per la vita. [....]. 
Hai imparato a difenderti, a sottoporti alle leggi della collettività. Soprattutto hai imparato gli effetti del mettersi in competizione.
Nel Closlieu gli altri non sono tuoi concorrenti ma non formano nemmeno un clan.

da "Felice come un bambino che dipinge" di Arno Stern e Peter Lindberg, Armando edizioni.
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