mercoledì 19 luglio 2017

Biancaneve e i 77 nani - Davide Calì e Raphaelle Barbanegre - EDT Giralangolo

La storia è nota.

Biancaneve è braccata, la matrigna non le dà tregua. Del padre, come accade spesso nelle fiabe, non si ha notizie: o è in viaggio o è succube. Alla ragazza non resta che fuggire.
C'era una volta da qualche parte nel bosco, una fanciulla di nome Biancaneve che fuggiva da una strega cattiva.
In "Biancaneve e i 77 nani" Davide Calì - almeno nell'incipit - prende pari pari spunto dall'originale.

Poi la svolta, perché la fanciulla trova sì rifugio in una casetta di nani, ma non dei noti 7, qui si tratta di ben 77 nani. La ragazza ha subito chiaro quanto la situazione non sia delle migliori, a cominciare del dover memorizzare i nomi dei 77; tra gli altri, c'è un Bacucco, un Cassiodoro, uno Zanzibar, un Maragià, uno Gnorri e un Bacucco (probabilmente i più simpatici) e una serie di nomi/cibo: Acciuga, Viteltonné, Prezzemolo, Polpetta...Fortunatamente abbiamo anche due sul classico, un Pabo e un Gualtiero. Inevitabile la confusione ma d'altra parte ci sono mamme che confondono i nomi di soli due figli, che vuoi che sia, poi i nani sembrano gentili .
Così la nostra Biancaneve, soave, elegante, con i capelli corvini ben pettinati, labbra e guance rosee da vita sana e riposata, decide di restare.

Mali estremi estremi rimedi. La matrigna non compare ma incombe.

Si diceva più sopra i nani fossero gentili ma erano pur sempre 77 barbe da pettinare, 77 storie da leggere la sera, bucato per 77 da stendere e lavare, i pasti notoriamente tre: colazione, pranzo e cena ma per 77.

La fanciulla perde il suo colorito sano e compaiono evidenti borse sotto gli occhi, i capelli sfuggono dall'acconciatura e, ça va sans dire, perde anche il classico aplomb principesco e sembra urlare:



 "Forse qualcuno di voi ragazzi potrebbe darmi una mano?"



Dato l'epilogo, che non svelo,  evidentemente i 77 ignorano la richiesta.






Nel corso di ogni lettura ad alta voce, ancor prima del finale, risatine scorrono  e io colgo al volo per chiedere se per caso qualcuno di loro abbia trovato similitudini in questioni familiari. C'è chi trova somiglianza tra l'aspetto della Biancaneve disegnata da Raphaelle Barbanegre e la propria mamma, chi confessa di ignorare le ripetute richieste di collaborazione chi invece pare partecipi alla conduzione della casa, rifacendo il proprio letto, sparecchiando e persino stendendo. Talvolta, tanto per sincerarmi della buona fede (ed eventualmente chiedere poi il recapito della mamma per sapere come abbia fatto ad ottenere cotanto aiuto), chiedo precise informazioni su come, ad esempio, si debba rifare il letto. Risposte vaghe e poco credibili, tant'è che finora di recapiti di mamme non ne ho. E neanche di papà, a dire il vero!

Davide Calì - autore con all'attivo più di 60 pubblicazioni, non abbandona la nota ironica nella costruzione dei testi, ma in poche frasi ben confezionate rende molto realistica la condizione di molte madri subissate dalle richieste di tutta la famiglia.  Non si sente affatto la mancanza della versione originale della fiaba anzi pare azzeccatissimo lo stratagemma di ribaltare la versione di una Biancaneve devota e mai stanca. Ai testi si accompagnano, con perfetta sintonia, le sgargianti illustrazioni della Barbanegre che utilizzando tutti i colori dei suoi pastelli ci offre tavole bellissime.

Non a caso l'albo è pubblicato da EDT nella collana Sottosopra, dedicata all'identità di genere e contro gli stereotipi e nella quarta di copertina l'editore ha aggiunto una nota:

la rivisitazione di una fiaba classica in nome del rispetto, della dignità, della libertà di ciascuno.
In casa l'albo ha avuto una certa risonanza, l'ho lasciato a disposizione per la lettura autonoma, una sorta di messaggio subliminale ai due - anzi tre, con il marito - maschi di famiglia: smettete di sparecchiare, vi rifiutate  di ricordare il funzionamento della lavatrice, non conoscete cosa sia una scopa e una paletta? Bene, sappiate questo albo mi propone un piano B.




giovedì 29 giugno 2017

App per bambini. Anche sì!


Il mese scorso ho seguito un incontro a cura di Francesca Tamberlani, titolare di Milkbook.
L'evento  -  promosso da Perego Libri  - trattava principalmente di app per bambini:
"Leggo e gioco con te - Libri e App per la prima infanzia".
Due i motivi per esserci assolutamente: l'occasione di incontrare Francesca, con cui collaboro da un po' e incontrarci dal vivo poteva essere la giusta occasione di suggellare un ottimo rapporto! e approfondire un tema a me ostico: web e app a portata di bambini.

In molti sono incuriositi e portano avanti le teorie dei nativi digitali - i famosi 3.0, ovvero i bambini bambini digitali, l'ultima generazione, quella in grado di maneggiare smartphone e tablet più di quanto sappiano allacciarsi un paio di scarpe o arrampicarsi su un albero: scelgono e aprono applicazioni, fanno scroll con il minimo intervento da parte dell'adulto, destreggiandosi quasi con maggior disinvoltura dei genitori, che si stupiscono favorevolmente, forse non realmente consapevoli dalla semplicità d'uso di questi strumenti, davvero estremamente intuitivi e immediati.
nati già con computer e videogame a disposizione - seguiti dai
Pur non dando eccessivo peso a queste teorie, di fatto non è più possibile ignorare la curiosità che i contenuti digitali destano nei bambini.

La proposta è ampia, di app ne vengono prodotte in continuazione, spesso sono gratuite e, com'è ovvio, appetibili; ma la scelta va mediata, esattamente come si forma il gusto letterario di un bambino per poi lasciarlo vagare in autonomia tra gli scaffali, sapendolo forte del bagaglio culturale.

Nell'incontro sono emersi tanti aspetti, dal pericolo alla modalità di co-fruizione con l'adulto.

Oltre ad un uso monitorato di tablet&co -  sembra assurdo doverlo rimarcare ma il rischio è ancora l'eccessiva esposizione - è necessario non ritenere il digitale uno strumento riempitivo o distraente nei momenti in cui il bambino può annoiarsi. Inoltre, è meglio abituare il bambino a chiedere sempre il permesso di accedervi, perché resti chiaro si tratti di una parentesi, un momento da alternarsi a giochi manuali e con i coetanei.
L'adulto, almeno in un primo momento, dovrebbe condividere l'applicazione: guardarla insieme, commentarla e, se possibile, poi proporre un gioco manuale pertinente. Se l'applicazione gioca con i colori, ad esempio, la medesima cosa si potrà realizzare con tempere o pasta da modellare.
Un escamotage semplice per evitare l'accesso passivo e stimolare la conoscenza dei linguaggi multimediali.

Questo è esattamente educare al digitale, attraverso un'esperienza attiva.

Il concetto di base resta: sei un bambino/ragazzino in grado di utilizzare perfettamente questi strumenti, io - adulto - ti oriento per il meglio.

Francesca ha fornito anche un paio di indicazioni per orientarsi, innanzitutto diffidare di app rivolte ad un range d'età troppo ampio (2-10 anni/ 3 -12 anni), è chiaro quanto siano diversi gli stimoli e le necessità di un bambino di 3 anni rispetto ad un preadolescente, e poi tenere presente la dicotomia tra gratuità e qualità: dietro ad una buona app devono lavorare più figure professionali. L'illustratore, lo sviluppatore, l'esperto di effetti sonori e musiche significano costi di produzione.Significano anche un'estetica bella, contenuti chiari e semplicità nell'uso.


Tra le numerose app consigliate e testate in diretta, senza dubbio un primo posto va alla casa editrice Minibombo, nata nel 2013 con già all'attivo quasi 30 pubblicazioni, di cui due premiate (Forme in gioco, Bologna Ragazzi Digital Award 2015 e Il Libro Bianco, Premio Andersen 2014). Il catalogo offre prodotti che coniugano un format semplice a contenuti di pregio.

Lo studio editoriale milanese Elastico da 10 anni ha scelto di unire vecchie storie a nuove tecnologie, date uno sguardo a Il viaggio di Ulisse e sarà evidente la cura il rispetto con cui guardano al fruitore: animazioni e illustrazioni originali, musiche composte ad hoc rendono Ulisse - così come Pinocchio, ancora più appetibili.

Non potevano mancare in questa carrellata due albi must have tradotti in eccellenti app: Un libro di Herve Tullet e Il gruffalò.
Franco Cosimo Panini Editori ha affiancato un'app che esalta le tanto apprezzate (dai bambini!) caratteristiche del libro. Qui il trailer.

Mentre il celeberrimo Gruffalò di Julia Donaldson, ritorna in versione puramente gioco, divertente per gli amanti del famoso mostro, un invito a sfogliare l'albo per tutti gli altri.



Interessante l'esperimento di bricolage tra carta e app di Julie Stephen Chheng, già autrice di libri manipolabili (ma di questo scriverò un'altra volta) si è cimentata in Les aventures du petit train postal (Le avventure del piccolo treno postale), Si parte da una scatola che contiene 25 ritagli colorati e sagomati, delle graffette e alcune buste e naturalmente si scarica l'applicazione. Composto il proprio paesaggio con i materiali, si fotografa e...sullo schermo compare la scena animata che si può stamare e spedire. La combinazione piace a tutti. Nato da un crowdfunding, al momento è di difficile reperibilità, non resta che tenere d'occhio questa giovane autrice.


Da proporre ai più grandicelli sicuramente merita la bookapp I segreti di Romeo e Giulietta, un'efficace trasposizione digitale della famosa tragedia di William Shakespeare, presentata da Piuma edizioni;  anche in questo caso un lavoro serio e accurato. Un'interazione tra musiche e testo che non richiede una fruizione veloce e superficiale ma attenzione ad ogni singola videata.






sabato 17 giugno 2017

Qualcosa - Chiara Gamberale - editore Longanesi.

Chiara Gamberale ha scritto Qualcosa.

Dopo aver letto tutti i suoi precedenti, neppure a questo volevo mancare. Il suo stile mi piace, è personale, nel vero senso etimologico della parola: ciò che scrive è pertinente a lei. Chiara sembra aver sperimentato, vissuto, elaborato e poi offerto su carta a noi lettori un sunto della sua ricerca. Senza nessuna pretesa di indottrinare, non prende pieghe da saccente, semplicemente racconta.


Dicevo appunto Chiara Gamberale ha scritto Qualcosa.
Per forza, è una scrittrice, banale affermazione.

Eppure questo non è propriamente un romanzo. E' una perfetta mistura tra libro e racconto. Libro per i grandi e racconto per un pubblico più giovane.

Io oramai quando entro in una libreria, comincio dalla sezione bambini, mi sposto poi a quella dei ragazzi e, ricordandomi improvvisamente l'età anagrafica, mi fermo alla sezione che mi spetta. Comunque esco con tutto. Da 6 a 99. Soffrendo di questa confusione libresca, in Qualcosa ho potuto trovare tutto, una sintesi perfetta, una delle rare occasioni in cui ho soddisfatto in un solo libro tutte le mie necessità. Una sorta di 3x1.

Innanzitutto la scelta di inserire illustrazioni tra le pagine, e di scegliere Tuono Pettinato, un fumettista (n.d.r. uno dei più quotati) dal tratto pulito, bello, ironico e caricaturale che ha spesso disegnato con sarcasmo fatti importanti.
Le vignette sono esilaranti e accompagnano la scrittura di Chiara pur mantenendo una propria autonomia.
Chiara, dal canto suo, ce ne mette di ironia, a partire dai nomi dei personaggi: Qualcosa di troppo, la protagonista, Qualcuno di Importante, il papà, Una, la mamma, l'amico, il Cavalier Niente e tutti i pretendenti Qualcosa di Buffo, il Conte Qualcosa di Buffo, il Duca Qualcosa di Giusto e Qualcosa di Speciale. Illustrazioni e parole puntano al medesimo obiettivo: raccontare in modo dissacrante la difficile gestione delle emozioni. Vogliamo tutto, sperimentiamo il troppo, ambiano al nulla e cerchiamo negli altri il nostro essere più profondo.


ma lo sai che hanno inventato anche delle macchinette per parlarsi fra loro da lontano ....per scrivere ogni giorno le cretinerie che pensano e l'umore con cui si svegliano?

L'uso di principi, principesse, personaggi assurdi e trovate geniali - come immaginare le emoticon disegnate su lenzuoli esposti alle finestre e gli amici sotto ad alzare il pollice - rende la lettura davvero adatta ad un pubblico eterogeneo.

La principessa protagonista nasce e subito piange troppo, mangia troppo, si arrabbia troppo, gioca troppo in fretta, si muove in continuazione, non vuole farsi mancare alcunché. Eppure, quando la mamma muore, le resta un buco al posto del cuore ed improvvisamente non prova più nulla. Si butta freneticamente alla ricerca di un soluzione, incontra chi le insegna il non fare e s'imbatte in fidanzati perfetti, almeno all'inizio. Per scoprire infine essere semplicemente il puro fatto di stare al mondo la vera avventura.

Ciascuno troverà qualcosa di sé e spero venga voglia di mettersi in gioco e guardare in faccia le emozioni - e aiutare i bambini a farlo - non averne paura tanto da poter dire, prima o poi

Adesso sono anch'io finalmente qualcosa

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