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giovedì 14 gennaio 2016

Chi c'è tra i ritagli? Silvia Borando - Minibombo




Un albo la cui semplicità espressiva emerge tanto quanto la sua straordinaria capacità di coinvolgimento.

La storia di “Chi c’è tra i ritagli” - edita da Minibombo -  si dipana a partire da alcuni rettangoli allineati in modo ordinato per poi essere “smontati” e dare forma ad una serie di animali; il meccanismo è sempre lo stesso, pagina dopo pagina, eppure l’albo è un’inesauribile fonte di ispirazione.

Da una parte lo sguardo del bambino coglie immediatamente il divertimento puro e gioca all'animale che mangia l’animale: i primi ritagli si trasformano in una libellula che poi sparirà all'apparire di una rana, a sua volta inghiottita da alcune bisce e via di seguito. Di volta in volta appare un animale sempre più grande e pericoloso sino alla sorpresa finale!


L’intervento dell’adulto - necessario almeno per una prima volta, poi il bambino saprà interagire
autonomamente con il libro e le attività proposte – consente di sfruttare i numerosi spunti per varie connessioni logiche: l’animale è formato dallo stesso numero di rettangolini, i colori sono gli stessi e le forme, cambiano?  si può suggerire al piccolo lettore di sperimentare un curioso conto alla rovescia, sullo stile della filastrocca: 10 libellule, 9 rane, lasciano il posto a 8 bisce ma ecco che 7 galline…….





Silvia Borando – l'autrice, immaginando quadratini e rettangoli mescolati e ricomposti in nuove forme, ha strizzato l’occhio all’arte del decoupage e del collage.


La casa editrice Minibombo si descrive così "Minibombo vuole divertirsi: con lui prima di tutto si gioca e nel frattempo, magari, si impara anche qualcosa. Minibombo è pieno ma non pesante e ronza con leggerezza".  Infatti le storie di Minibombo non finiscono quando si chiude il libro: sul retro di copertina c'è un bollino che vi manda alla sezione "Giochiamo con" del sito, dove ad ogni titolo è associato un minisito con spunti pratici per prolungare l'esperienza di lettura.

mercoledì 13 marzo 2013

Laboratorio "Gli inventori dei sogni". Metodo Feuerstein.



Il laboratorio si è svolto in due pomeriggi ed era condotto da Cristina, educatrice ed esperta nel metodo Feuerstein.
Per la realizzazione del  laboratorio Cristina mi ha riferito non fosse necessario  essere applicatori del metodo Feuerstein ma, avendo  avuto la fortuna di assistere  (diciamo che l’occasione non me  la sono fatta scappare: i bimbi erano dieci e si chiedeva una mamma presente e io sono stata una volontaria felice!) , sono convinta che l’approccio paziente e fiducioso nella riuscita di tutti, Cristina l’abbia tratto anche  dalla sua esperienza di Mediatrice Feuerstein .
Infatti,  la metodologia Feuerstein prevede un lavoro insieme al bambino, in cui il Mediatore si assume la responsabilità del cambiamento e della riuscita del bambino, dimostrando di credere fortemente in lui e aiutandolo a lavorare in autonomia, per poi vedere e capire che il risultato è il frutto dei propri talenti .

Di cosa si è trattato? 
Il titolo era “Gli inventori dei Sogni”  e la breve spiegazione sul volantino questa “Una buona storia non è solo quella che leggi ma soprattutto quella che riesci ad immaginare”.
Nel corso del primo pomeriggio i bambini si sono dovuti conoscere e lo hanno fatto utilizzando dei giochi:  sono stati proposti dei pupazzi a cui ogni bambino poteva dare un nome e per cui immaginava una qualità particolare (qualcuno ha detto “il mio pupazzo puo’ portare sulla luna ), inventando frasi divertenti con questo libro e realizzando una storia corale, un incipit dato a cui ciascuno,  pescando una carta illustrata, ne aggiungeva  un pezzettino.  Al termine del “riscaldamento” si è entrati nel vivo del laboratorio;  Cristina ha spiegato che talvolta gli scrittori si danno uno pseudonimo così  hanno cominciato dandosi un nome di fantasia (i nomi erano molto fantasiosi!!) e con degli adesivi hanno “costruito” la propria immagine di scrittore, una sorta di avatar.
Il senso di questo primo incontro era facilitare la libera espressione della fantasia e del pensiero narrativo, processi fondamentali anche sul piano di un corretto sviluppo psico-fisico (ndr le info tecniche sono fornite dalla conduttrice del corso).
Il secondo appuntamento è stato incentrato sulla creazione della propria storia. I bambini, a gruppetti di due, avevano a disposizione carta, penna, matite colorate, immagini e colla. Il gioco è partito senza intoppi, i bimbi hanno collaborato serenamente e c’è stato anche qualche attimo di silenzio (concentrazione?). Terminate le proprie storie i bimbi le hanno lette a voce alta e hanno mostrato ai compagni le illustrazioni. Mi sono stupita della disponibilità alla lettura, anche il piu’ piccolo ha voluto raccontare il suo lavoro!
Il senso di questo secondo incontro era di accrescere il proprio senso di competenza (io so fare), passo fondamentale per il  consolidamento dell’autostima e della motivazione a qualsiasi forma di apprendimento.
Il sabato successivo lablevettan1 mi ha chiesto se potevamo andarci ancora in quel posto…………..
Che altro aggiungere?



Le storie inventate dai bambini e alcune loro illustrazioni - altre sono state aggiunte da Cristina - sono confluite in una splendida pubblicazione. Queste le "nostre" storie:





domenica 20 gennaio 2013

e poi la Befana arrivo'.



Il 5 sera ci siamo ritrovati nel capannone dove per mesi si è lavorato per costruire lo spettacolo di fuoco e luci in attesa della Befana e dove si sono svolti i laboratori estemporanei senza un tema preciso,  solo con l'intento di restituire l'innata manualità ai bambini e consentirgli di tuffarsi nella magia dei miti e delle leggende. Prima fra tutte la Befana. Noi l'abbiamo incontrata: è sbarcata proprio davanti a noi sulle sponde del fiume che, per questa sera, ci ha regalato una piena.
Un'emozione grande: la condivisione, la musica, i colori, la gioia di esserci come protagonisti, dimostrare ai tanti "spettatori" che i sogni si avverano, basta crederci un po'.

Nessuna foto puo' trasmettere l'aria elettrizzata che circolava ma magari possiamo provarci.............




 Le ultime indicazioni prima di uscire con la musica della Marching Band


un canto veloce, i preparativi per farci trovare eleganti, le "nacchere" per farci sentire,
























Certo, si è fatta attendere, prima molte lanterne sono scivolate sulle acque,  fuoco per illuminare la
serata,







Infine è arrivata, un passaggio veloce, un saluto e poi via verso la strada per cominciare il cammino e regalare dolci e carbone.



venerdì 4 gennaio 2013

Aspettando la Befana......


il ponte è, più o meno, questo
Dalle nostre parti c'è un lungo fiume (130 km) e qualcuno racconta la Befana sbarchi proprio sulla sponda di una cittadina che affaccia su questo fiume e attraversa il ponte per iniziare il suo cammino per portare i doni ai bambini. 

Intorno a questo fiume si muove un gruppo culturale in continuo fermento che crede nel bisogno di tramandare fantasie, miti e leggende e di farne innamorare i più piccoli.

Quest'anno - complice le difficoltà economiche di tutti -  l'evento che da 25 anni vedeva sbarcare la Befana sul fiume, rischiava di non esserci.

La rabbia del folle creatore ha fatto sì che altre realtà si unissero, tra cui il nostro Gruppo di Acquisto. E, com'è noto, l'unione fa la forza: tante ore di laboratorio e molti visi nuovi intorno al sogno di non smettere mai di sognare.

La Befana sul Lambro di quest'anno è essenziale (va da se') ma un essenziale sinonimo di irrinunciabile, il punto di resistenza oltre al quale non si può andare.


Ma come puo' essere essenziale un evento che lo è per sua natura? le opere realizzate nei due/tre mesi di laboratori sono il risultato del riciclo di qualsiasi materiale, solo materiali poveri e chi collabora lo fa a titolo gratuito.
E a che cosa non vogliamo/possiamo rinunciare?
Essenziale vuol significare non farci togliere il gioco, la poesia e il gesto, l'amore per le cose belle.  Befana essenziale significa resistere alle condizioni economiche in cui ci hanno schiacciati e continuare a chiedere a cio' in cui non vogliamo nè possiamo davvero fare a meno.

A maggior ragione in quei luoghi dove si muovono le giovani generazioni: togliere i sogni a loro significa privarli di qualsiasi gioia. Io questa responsabilità non la voglio.

Tanti bambini hanno potuto - e possono ancora in questi giorni - ruotare attorno a quest'evento, abituandosi alle temperature non proprio calde dei capannoni, alle idee sempre nuove della mente creatrice ma sopratutto ascoltando le storie incantati. Storie di Befane e Uomo Selvatico.

Chi è la Befana lo sappiamo un po' tutti ma l'Uomo Selvatico? ebbene è il grande amico della Befana, vive in mezzo ai boschi, è un solitario e si arrabbia moltissimo quando "sporchiamo" la natura.
Questo, in sostanza, il riassunto dei miei bambini, affascinati e felici di poter realizzare un angolo per l'Uomo Selvatico, perchè potesse riposarsi nella notte: coperte, biscotti e qualche disegno.
"Cavoli - mamma - è passato davvero! non c'era più nessun biscotto e si è preso i disegni!". E non si tratta di bambini di pochi anni!

Certo la Befana è vecchia e stanca: ha bisogno di essere acclamata e deve sentire che i bambini ancora desiderino il suo passaggio!

Per questo motivo altrettanti bimbi hanno lavorato - superinfagottati! - per realizzare le lanterne e i manufatti da far scorrere lungo questo fiume o da tenere in mano per ricordare alla Befana che la stiamo aspettando. Mentre " i grandi" pensavano a rimettere a nuovo il barcone!









martedì 10 aprile 2012

Laboratorio sulle emozioni

I bambini sono stati invitati a frequentare un laboratorio gratuito sulle emozioni. Tre appuntamenti. Ho immediatamente dato la nostra adesione, credo proprio fosse necessario fermarsi un poco e imparare ad ascoltarsi. Al termine era previsto anche un appuntamento per i genitori ma ho avuto l'impressione che sia stato annullato per mancanza di adesioni. D'altra parte ci sono state così poche adesioni anche per i bambini.
Non capisco perchè non si riescano ad apprezzare proposte come queste (emozioni, letture, laboratori di teatro...). Forse possono sembrare noiose? troppo di testa e poco di movimento? non adatte ai bambini?. Non trovo la risposta giusta.

In realtà sono laboratori alla portata di tutti e utili soprattutto ai nostri bambini, spesso in corsa tra troppi impegni o ipnotizzati con la tv. 

Con le emozioni, in particolare, conviviamo ogni momento di ogni giorno, sono la risposta alle reazioni esterne, è qualcosa che ci appartiene, che dobbiamo imparare a riconoscere e ad accettare. Quelle "belle" e quelle "brutte".

Evidentemente in tre soli appuntamenti non si esaurisce il lavoro sulle emozioni, durerà tutta la vita!, ma è un buon inizio per bambini cosi' piccoli. E' l'inizio di una scoperta, di un percorso di conoscenza di se'.

Il laboratorio è iniziato con la storia del bambino Nonimporta, incapace di reagire a qualsiasi emozione negativa per paura di fare qualche danno. Nonimporta era sicuro di poter continuare così ma imparerà che reprimere le emozioni non va affatto bene perchè lo opprimono e  gli impediscono di dire «Mi importa!» e di godere appieno delle cose belle della vita.

Ho riconosciuto la storia che le conduttrici del laboratorio hanno tratto da questo testo della Erickson ispirato al lavoro di Margot Sunderland, insegnante e psicoterapeuta con all'attivo numerose pubblicazioni sulla "gestione" delle emozioni dei bambini attraverso la lettura e l'ascolto di favole:
Aiutare i bambini... a esprimere le emozioni (CD-ROM)
Attività psicoeducative con il supporto di una favola








Il testo "si rivolge ai bambini che cercano di affrontare da soli le proprie emozioni, che sono pieni fino a scoppiare di emozioni non espresse, abituati a «tenere sempre duro», a rimanere impassibili, imprigionati in una corazza di coraggio che più che difenderli li schiaccia" (dal sito delle edizioni Erickson)

I miei bambini sono stati molto colpiti dalla favola di Nonimporta, l'hanno più volte raccontata a casa e, in particolare,  il più grande -  riconoscendosi in un momento di difficoltà con una compagna di scuola - mi ha riferito che non avrebbe fatto come Nonimporta perciò ha condiviso con me  il comportamento della compagna (non proprio simpatica.......!), ha detto di  esserci rimasto proprio male e ha manifestato la sua sofferenza con un bel pianto liberatorio.

Nel corso del laboratorio ai bambini è stato chiesto di riferire di una cosa che non sopportavano e una che invece amavano molto fare. Ho assistito al primo appuntamento (il più piccolo ha preferito che io restassi) e ho ascoltato le risposte: la più ripetuta è stata "odio riordinare" seguita da "non voglio fare i compiti" mentre tra le situazioni preferite ricordo bene la risposta dei miei figli "voglio fare solo quello che mi va" (per essere ottimista ne ho apprezzato la sincerità........).
In seguito hanno mimato le singole emozioni: faccia arrabbiata, faccia sorpresa, faccia felice, faccia triste..........e poi le hanno collegate ad una situazione: quando ti sei arrabbiato? quando ti sei sentito felice?


L'ultimo appuntamento è stato dedicato al rilassamento. Trovo difficilissimo aiutare i miei bambini a passare da uno stato di agitazione allo stato di calma. Rilassarsi completamente è difficile dopo aver giocato e l'adernalina è ancora in corso e li tiene "accesi" oppure se si tratta di bambini tra i 6/7 anni che trascorrono molte ore a scuola e devono passare da un apprendimento di tipo imitativo ad un apprendimento di tipo simbolico e astratto che richiede molta attenzione.

I bambini hanno raccontato entusiasti il momento del rilassamento:  hanno "chiaccherato" di se' e poi, con uma musica dolce in sottofondo, le conduttrici hanno chiesto di chiudere gli occhi e ascoltare.
Si è trattato della classica tecnica di rilassamento con l'immaginazione giudata e un lento risveglio.

Riprovarlo a casa non è difficile. Chi aiuta a rilassare deve essere a sua volta rilassato e i bambini vanno accompagnati lentamente. Ho sperimentato che conviene prima proporre di "giocare a rilassarci" e poi lasciare che accettino l'idea.

Di solito il segno inequivocabile sono le copertine pronte sul pavimento!





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