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sabato 17 giugno 2017

Qualcosa - Chiara Gamberale - editore Longanesi.

Chiara Gamberale ha scritto Qualcosa.

Dopo aver letto tutti i suoi precedenti, neppure a questo volevo mancare. Il suo stile mi piace, è personale, nel vero senso etimologico della parola: ciò che scrive è pertinente a lei. Chiara sembra aver sperimentato, vissuto, elaborato e poi offerto su carta a noi lettori un sunto della sua ricerca. Senza nessuna pretesa di indottrinare, non prende pieghe da saccente, semplicemente racconta.


Dicevo appunto Chiara Gamberale ha scritto Qualcosa.
Per forza, è una scrittrice, banale affermazione.

Eppure questo non è propriamente un romanzo. E' una perfetta mistura tra libro e racconto. Libro per i grandi e racconto per un pubblico più giovane.

Io oramai quando entro in una libreria, comincio dalla sezione bambini, mi sposto poi a quella dei ragazzi e, ricordandomi improvvisamente l'età anagrafica, mi fermo alla sezione che mi spetta. Comunque esco con tutto. Da 6 a 99. Soffrendo di questa confusione libresca, in Qualcosa ho potuto trovare tutto, una sintesi perfetta, una delle rare occasioni in cui ho soddisfatto in un solo libro tutte le mie necessità. Una sorta di 3x1.

Innanzitutto la scelta di inserire illustrazioni tra le pagine, e di scegliere Tuono Pettinato, un fumettista (n.d.r. uno dei più quotati) dal tratto pulito, bello, ironico e caricaturale che ha spesso disegnato con sarcasmo fatti importanti.
Le vignette sono esilaranti e accompagnano la scrittura di Chiara pur mantenendo una propria autonomia.
Chiara, dal canto suo, ce ne mette di ironia, a partire dai nomi dei personaggi: Qualcosa di troppo, la protagonista, Qualcuno di Importante, il papà, Una, la mamma, l'amico, il Cavalier Niente e tutti i pretendenti Qualcosa di Buffo, il Conte Qualcosa di Buffo, il Duca Qualcosa di Giusto e Qualcosa di Speciale. Illustrazioni e parole puntano al medesimo obiettivo: raccontare in modo dissacrante la difficile gestione delle emozioni. Vogliamo tutto, sperimentiamo il troppo, ambiano al nulla e cerchiamo negli altri il nostro essere più profondo.


ma lo sai che hanno inventato anche delle macchinette per parlarsi fra loro da lontano ....per scrivere ogni giorno le cretinerie che pensano e l'umore con cui si svegliano?

L'uso di principi, principesse, personaggi assurdi e trovate geniali - come immaginare le emoticon disegnate su lenzuoli esposti alle finestre e gli amici sotto ad alzare il pollice - rende la lettura davvero adatta ad un pubblico eterogeneo.

La principessa protagonista nasce e subito piange troppo, mangia troppo, si arrabbia troppo, gioca troppo in fretta, si muove in continuazione, non vuole farsi mancare alcunché. Eppure, quando la mamma muore, le resta un buco al posto del cuore ed improvvisamente non prova più nulla. Si butta freneticamente alla ricerca di un soluzione, incontra chi le insegna il non fare e s'imbatte in fidanzati perfetti, almeno all'inizio. Per scoprire infine essere semplicemente il puro fatto di stare al mondo la vera avventura.

Ciascuno troverà qualcosa di sé e spero venga voglia di mettersi in gioco e guardare in faccia le emozioni - e aiutare i bambini a farlo - non averne paura tanto da poter dire, prima o poi

Adesso sono anch'io finalmente qualcosa

lunedì 23 marzo 2015

Il Signor Orizzontale e la Signora Verticale - Noemie Revah/Olimpia Zagnoli - ed. Terre di Mezzo




Vogliamo provare a educare alla diversità?  

La vita ci ha insegnato come non esista solo il bianco e il nero ma tutta un'infinita scala di sfumature. Abbiamo imparato anche quanto la diversità sia all'origine della vita. 

E se abbiamo vissuto davvero, sappiamo che tutto è diverso eppure tutto è normale.

Tanto vale raccontarlo anche ai più piccoli, da subito.

“Il Signor Orizzontale e la Signora Verticale” – edito da Terre di mezzo - è un albo per cui non ci basterà una sola lettura perchè ogni volta è una scoperta: prima attratti dalle sapienti e divertenti illustrazioni che attirano lo sguardo e rubano la scena poi desiderosi di rileggere il testo, stampato a grandi caratteri, ironico ed essenziale. Tutto gioca proprio sui contrasti, le differenze, senza nessuna retorica,  perchè........tra i due protagonisti c’è amore.


E dire che lei si butta con l’elastico dall’alto di una scoglieraa lui piace il deserto, la sabbia a perdita d’occhio. A lui piace quello che va avanti, lei colleziona scale.



La storia sembra voglia raccontare, quasi osservando di nascosto la coppia,  i segreti di una storia d’amore: due persone così lontane eppure unite da un sentimento.


Le illustrazioni rafforzano il concetto di diversità: i protagonisti sono ritratti vestiti ovviamente a righe orizzontali e verticali, in bianco e nero; il fondo di ogni pagina è a colori sgargianti, rosso, giallo e blu. Il Signor Orizzontale è ritratto in larghezza , la Signora Verticale sembra invece sospinta verso l’alto, quasi librante nello spazio.



E secondo voi – domanda l’autrice – cosa puo’ piacere al loro bambino? La risposta è racchiusa in un’immagine che vi invito a scoprire sfogliano l'albo.

Rivelo solo lo spunto da cui  l’autrice – Noemie Revah – ha preso ispirazione per questa dolcissima storia:

foto di René Maltete

sabato 27 settembre 2014

I figli che bella fatica! Grazia Honneger Fresco - Ed. dell'Asino


I figli, che bella fatica!  è il titolo di un'interessante lettura condivisa con il marito che mi ha ispirato per questo post (scriverò in corsivo i riferimenti al libro).

Il libro propone uno stile di vita, una linea educativa e vale una lettura condivisa in famiglia.

Ho letto questo libro per approfondire la passione sulle pedagogie "altre":l'autrice - Grazia Honneger Fresco - è stata l'ultima allieva di Maria Montessori, ne è decisamente l'erede naturale nonchè una tra le più autorevoli autrici di testi pedagogici. E' stata per anni direttrice del Centro Nascita Montessori  a cui rimando per la bibliografia e la biografia complete.

L'ho apprezzato molto, tant'è che,  essendo io una lettrice seriale, ho già altri titoli nella mia wish list  della stessa autrice e ho spinto mio marito a leggerlo. Un po' come dire "io non riesco a farti capire cosa voglio per i nostri figli, leggi chi sembra aver scritto per me".

E' un libro attuale perchè pone in rilievo la difficoltà di crescere i bambini in una società fortemente multimediale, con famiglie condizionate e spinte - a loro insaputa - al consumo e all'acquisto acritico e mette in rilievo anche le difficoltà della scuola ma, più ancora, la crisi di tutti i sistemi della società.

Il libro è diviso in tre parti: Gli affascinanti primi anni, In cammino verso il vasto mondo, Crescere con i figli che crescono e ciascuna affronta con semplicità ma autorevolezza i vari momenti della vita con i figli.

Io mi sono annotata gli aspetti che sento più vicini a me:

si sente spesso dire che l'istinto materno non sia innato ma come non considerare i nove (ma anche 7) mesi di "pancione",  tecnicamente endogestazione, in cui donna e feto sono direttamente in contatto e i mesi successivi la nascita in cui il bambino, limitato nei movimenti, dipende totalmente dalla mamma?
Non a caso quest'ultimo periodo è chiamato gestazione esterna, esogestazione, e sembra durare circa ancora 9 mesi.

Purtroppo la gravidanza e il parto si vivono come anestetizzati: visite, ecografie con video annesso, esami per la risposta a tutti i dubbi, spesso cesareo programmato, il pediatra migliore e, in caso di dubbi, c'è lo psicologo o il neuropsichiatra. Si cerca la risposta dell'esperto per ogni dubbio e non si ha fiducia del proprio istinto. La futura o neo mamma ha soprattutto bisogno di sentirsi ascoltata e rassicurata riguardo i dubbi e i sentimenti contrastanti; a qualsiasi bambino gioverebbe una mamma che ha imparato a mettersi in ascolto dei ritmi del bambino e ha fatto pace con l'altra immagine di se', quella di lavoratrice, magari mondana, sempre inappuntabile, puntuale e con molta energia. Una mamma è spesso spettinata, si è vestita in cinque minuti, non porta più il tacco 12. Non per questo è meno donna, ma spesso non lo sa.

Dopo la nascita la madre subisce la solitudine tipica della vita moderna e la stanchezza dovuta alla mancanza di aiuti. "Le donne spesso si ritrovano sole a fare le madri e al tempo stesso a lavorare come esige il mondo maschile. Davvero un bel peso" e' quanto mai vero.

Il lavoro è un ostacolo alla scelta di stare con i figli ma ridurre il tempo dedicato al lavoro non è rinunciare al mondo esterno ma vivere appieno il ruolo di madre.
Io ho ancora impressa un'immagine:  il rientro dal lavoro delle vicine di casa che avevano affidato i bambini alle nonne. Io trascorrevo i pomeriggi con i miei bambini - e quelle nonne - in giardino e a fine giornata ero stanca, sporca e consapevole di ancora molte ore di "lavoro" (cena e
nanna non si liquidano in pochi minuti!!) mentre loro tornavano, mise perfetta e atteggiamento tipico di chi è molto preso, non ha tempo. Io mi sentivo inutile e sciocca ad occuparmi, sola, dei miei figli.
Ancora non so se la mia sia stata la scelta giusta.

I capricci irritano quando non c'è una spiegazione plausibile, ad esempio hai fame, hai sonno, stai male così come m'infastidiscono le manifestazioni dei piccoli dittatori di 2/3 anni ma anche 4. Solo se riesco a non farmi prendere dallo scoramento riesco a distinguerli come "segnali di autodifesa....respingere i cambiamenti su di sè e intorno a sè".  A mie spese ho imparato quanto i bambini non verbalizzino il malessere e anche un cambiamento di orario nella giornata o una maestra nuova, possa  renderli intrattabili.
Fermezza, ascolto e autocontrollo sarebbero le risposte adeguate alla situazione. Risposte di una mamma a sua volta compresa e non giudicata se mostra segni di fastidio per i propri figli.



Il gioco è un argomento molto trattato nel libro. L'autrice spinge ad osservare il bambino e a consentirgli di utilizzare mani e gambe poichè nessuna azione, nessun movimento sono inutili, anzi  propedeutici all'esperienza e all'apprendimento. Lo stimolo, inteso come dirigere i suoi interessi in modo astratto e senza badare alle inclinazioni personali è un errore:  "ecco un verbo aggressivo che contiene il concetto di bambino vuoto che si anima solo quando l’adulto lo dirige, gli insegna, gli fa fare questo o quello".  Tutti i bambini sono curiosi verso il mondo e sperimentano volentieri nuove attività ma non per mostrare ai genitori un bel disegno, una medaglia o per diventare bravi in qualcosa. Solo per provare piacere, come ritengo tanti adulti dovrebbero re-imparare a fare!

Io dico no a TV,  computer e videogiochi. So che è faticoso gestire le giornate con i bambini ma non è difficile, valide alternative esistono: si puo' aprire casa agli amichetti, fare una banale passeggiata, lasciarli disegnare o manipolare liberamente, offrire giochi scelti insieme oppure cercare cosa offre il territorio, poco lontano da casa ci sono sempre iniziative (un piccolo museo, un spettacolo teatrale, un film). 
Non intendo discriminare totalmente la Tv o i video giochi (che continuiamo a non avere, pero') ma ritengo si debbano da subito dosare attentamente e evitare di credere (come molte mamme riferiscono) aiutino la concentrazione o sviluppino capacità nei bambini.

Questo libro mi assolve anche riguardo la mia idea sulle feste di compleanno: perchè non optare per "la crostata della nonna e qualche piccolo dono...anzichè luoghi imbastiti per far soldi".  In prima elementare mio figlio ha desiderato una festa di compleanno con i compagni. Abbiamo acconsentito ma  scelto un luogo anonimo in cui si è organizzata una caccia al tesoro, spiegando che in questo modo avrebbe non solo giocato ma condiviso il gioco con i compagni. Un successo! I regali erano tanti ma abbiamo diretto l'attenzione solo su alcuni e messo da parte gli altri per farglieli scoprire e assaporare in altri momenti.

venerdì 18 luglio 2014

Se chiedi al vento di restare - Paola Cereda




Un paio di mesi fa sono stata alla presentazione di questo libro, non conoscevo l'autrice: era una sera "libera" e mi sono seduta ad ascoltare. E' stato un incontro piacevole, le parole del libro intercalate dalla musica di  una brava artista. E così ho letto il libro e presto leggero' anche il precedente.
 
Se chiedi al vento di restare è un libro che non avrebbe bisogno di altre parole oltre a quelle perfettamente dosate, ordinate, calibrate della storia.

Basterebbero alcuni semplici aggettivi: bellissimo, essenziale, onirico.

Alla sua seconda pubblicazione – Della vita di Alfredo è il primo libro pubblicato – Paola Cereda già  manifesta una scrittura sapiente, frutto di un evidente lavoro di ricerca e sperimentazione.

La storia non è banale, i personaggi sono perfettamente tratteggiati, la descrizione dei luoghi e dei fatti narrati è essenziale ma sufficiente per imprimerci quasi una fotografia mentale.

Poche parole per la trama: in un’isola in mezzo al Mediterraneo – la più distante e senza nome  - dove la vita degli isolani si muove intorno al carcere “il Monte”, una vita abitudinaria nel rispetto delle tradizioni, delle consuetudini e delle credenze. Lì nasce Agata. Non c’è malocchio peggiore del sangue che porta via sangue – la mamma muore di parto – e con questo sottointeso cresce senza mai lasciare l’isola. Il suo nome significa “buona, virtuosa” ma la scelta ricade sul nome per ben altri motivi. Affidata ad un’amorevole balia, torna dal padre chiuso, incapace di emozioni e facile allo schiaffo e dalla zia bigotta che non ha risposte per lei;  nonostante la grettezza di chi la circonda, Agata riesce a trovare la sua strada: saranno la scoperta di avere un dono, prepara involontariamente una meravigliosa salsa, e l’incontro con lo stravagante circense Dimitri a darle la forza di fronteggiare l’inquietudine di voler sapere da chi è nata e di accogliere la figlia Isolina.

L’autrice, Paola Cereda, racconta del circo come se lo avesse vissuto, tiene lontani gli stereotipi e ci restituisce la parte più convincente, quella umana; Agata, la protagonista, si lascia raccontare: un misto di fermezza e docilità, a metà strada tra l’ingenuità e la provocazione. Agata vive ma non si conosce, le mancano dei frammenti della sua vita e solo il dolore farà riaffiorare i ricordi “io me la immagino nera. Una madonna scura, con una cintura in vita [.....]. Ai suoi tempi le cinture non erano ancora di moda e lei già le indossava. [....]. Di nascosto mia madre continuava a cucinare. Affettava, mischiava, girava e ripeteva la storia della zuppa perchè anchio, nella pancia, la potessi imparare".
Isola, la figlia silenziosa e profetica e Dimitru, l’addestratore che parla ai cavalli, sono i satelliti della protagonista, di passaggio per consentirle di scoprire che le lacrime hanno il gusto del mare. Piansi per Isola, per me, per le lacrime che non avevo mai dato.
Un vestito azzurro con le bordature fatte a mano e il collo tondo, una salsa inimitabile e un paio di scarpe
rosse sono l’essenza di questo romanzo.
Certo Agata, le belle storie sono quelle che fanno bene.

E questa va veramente bene perchè, in fondo, racconta un po’ della ricerca interiore di ognuno di noi.


Questo post partecipa al VdL di Homemademamma.

giovedì 22 maggio 2014

PERSEVERANZA


La casa editrice il Mulino - compiuti i sessant'anni di attività - ha pubblicato Parole Controtempo nella collana VOCI : una serie - al momento quattro - di brevi saggi su argomenti di attualità.

PAZIENZA di Gabriella Caramore
SILENZIO di Mario Brunello
FRUGALITA' di Legrenzi Mario
PERSEVERANZA di Salvatore Natoli.

Io, per cominciare, ho preso proprio quest'ultimo. Per caso o forse perchè non sento più da molto usare questo termine. Come si puo' perseverare quando i ritmi di vita e i cambiamenti repentini ci travolgono? Chi ritiene di dover perseverare se le parole correnti sono flessibilità, innovazione?

Il vocabolario dell'enciclopedia Treccani afferma:
perseveranza  – Costanza e fermezza nel perseguire i proprî scopi o nel tener fede ai proprî propositi, nel proseguire sulla via intrapresa o nella condotta scelta: mostrare p. nel bene, nel male, nell’errore, nelle promesse fatte; studiare, lavorare, lottare con p.; seguire con p. una cura, una dieta, le prescrizioni mediche. In partic., nella teologia morale cattolica, virtù che impegna l’uomo a lottare per il conseguimento del bene senza soccombere agli ostacoli e senza farsi vincere dalla stanchezza e dallo sconforto.

Termine datato?
Comunque sia, questo testo di Salvatore Natoli lo riabilita. Anzi ritiene che -  proprio in questi tempi -  sia importante recuperarne il senso. Perseverare come una virtu'. 

Un modo di essere virtuosi che non spinge a reprimere il desiderio ma a modularlo, evitando di cadere in sua balia. In altre parole, poter desiderare senza essere spinti dal bisogno indotto dalla società. Scrive Natoli "è tornato il tempo di riappropriarsi di noi stessi, di divenire di nuovo soggetti competenti del nostro desiderio".
La crisi economica non porta solo a un minor dispendio di denaro ma ad una rivalutazione dei propri bisogni, quelli necessari per farci stare bene, non per rispondere ad asservimento di massa.

Perseverare deriva dal greco proskarteresis, quindi perseveranza, costanza, impegno. Termini ricorrenti in tempi di difficoltà anche se perseverare non vuol assolutamente essere sinonimo di sopportare piuttosto saper pazientare e essere assidui nel tentativo di raggiungere il traguardo/obiettivo, anche a distanza di tempo.
Raggiungere un obiettivo crea piacere e il piacere rilassa e rilancia l'azione:
i piaceri instaurano una condizione d'agio e procurano quell'intima soddisfazione che permette di analizzare i fatti senza risentimenti........uno stato di equilibrio che aiuta ad affrontare con maggiore serenità i problemi. La pratica dei piaceri fa stare meglio. Fa dimenticare e, se pure per breve momento, reca consolazione.
Perseverare nel raggiungimento dei piaceri puo' portate ad assuefazione e diventa vizio. Vigilare è la risposta.

Il testo precisa anche l'attenzione ai propri limiti ovvero domandarsi sempre se gli obiettivi prefissati sono alla  nostra portata e quindi essere in grado di riadattarli o.....rinunciarvi.

Infine Natoli si confronta con il vizio antagonista del perseverare: l'accidia.
Non approfondisco ma mi limito a riportare due brani interessanti
ogni giorno ha la sua pena, ma la fatica degli uomini trova senso nella vita stessa; e tale senso lo si trova se si ha attenzione al quotidiano, se si valorizza il presente, se si diviene capaci di catturare in ogni momento la sua vita. Questo esige perseveranza.

Per uscire dalla noia è necessario far leva sul bisogno immanente di felicità insito in ogni essere vivente e che coincide, poi, con la vita stessa

Un breve saggio, una lettura scorrevole per riacquistare speranza.

Note sull'autore:
Salvatore Natoli (1942-) è professore ordinario di filosofia teoretica presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca. Numerose le opere pubblicate. https://www.facebook.com/natolifilosofo.

venerdì 22 febbraio 2013

Henry James/Andrea Vitali

Cosa c'entrano questi due autori? il primo nato a New York nel 1843, l'altro a Bellano nel 1956. L'immensa produzione del primo trae ispirazione dai numerosi viaggi e dalle frequentazioni intellettuali tra l'Europa e l'America, l'altro ambienta i romanzi sulle sponde del suo lago e racconta di essersi talvolta rifatto alle storie ascoltate nell'ambulatorio dove è medico di famiglia.

Eppure tutti e due hanno scritto un racconto gotico, seppur da angolature diverse.

Romanzi in cui prevale l'atmosfera da ghost story, che non ti lasciano prendere sonno subito e ti fanno sentire "una presenza", romanzi in cui non c'è colpo di scena o terrore conclamato ma una strana sensazione..............

Henry James con il noto  Giro di vite, Andrea Vitali con Pianoforte vendesi.



Gito di vite è un capolavoro di suspence psicologica fin dal prologo, dove l'autore racconta di un gruppo di persone intorno al camino intente a raccontarsi storie di fantasmi e lascia dire ad uno di loro "l'essere apparso [il fantasma] prima al bambino d'un'età così tenera, aggiunge alla vicenda un fascino particolare. [.....] che ne direste di due bambini?". I protagonisti di Giro di Vite sono effettivamente due bambini, l'Io narrante è una giovane governante  ma la storia che si dipana è un continuo e confusivo cambio di scena così come i personaggi sono mutevoli, ritratti ora come consapevoli e ingannatori ora come ignari e stupiti spettatori. James sembra  voler accompagnare il lettore nel dedalo delle sensazioni e offrirgli un punto di vista poi, quasi per gioco e qualche riga più in là, si intravede un'altra prospettiva e la storia sembra mutare. Una cosa è certa: quando chiudi il libro ne sei immancabilmente e inesorabilmente affascinato.

Pianoforte vendesi si svolge su un piano diverso, leggermente ironico e un po' fiabesco.
Il protagonista è un ladro di professione - più noto come Il Pianista, per via delle sue mani affusolate adatte allo scopo - e ha scelto di trascorrere la serata per fare affari in un paese in festa.
Le cose non vanno per il verso sperato: piove e il Pianista si ripara in un appartamento disabitato attratto da un cartello affisso sul vecchio portone "Pianoforte vendesi". Dentro lo scenario cambia. L'appartamento non è disabitato, ne' abbandonato e le dita inconsapevoli del protagonista suonano valzer e mazurca, tra luce e penombra, silenzio di tomba e una presenza reale o così sembra.
Rocambolesca e assurda sarà la ricerca di una spiegazione del maresciallo. Alla fine una spiegazione non si trova, ma in questa storia, a differenza della precedente - il Bene prevale.


Questo post partecipa all'iniziativa di Paola  il VdL!

venerdì 21 dicembre 2012

Villetta con piscina

Villetta con piscina - Herman Koch edito da Neri Pozza.  
Da leggere.
Non aggiungerei altro per il VdL di oggi, se non fosse che così suona come un'imposizione anzichè un sentito consiglio!

Sono approdata alla lettura di Koch grazie a questo post de 'la povna. Grazie a lei mi sono divertita tanto a leggere prima La cena poi Villetta con piscina nonostante non ci sia nulla di comico in questi due testi, anzi due "pugni nello stomaco" ma dati con garbo.

La trama è presto detta (anzi, scritta): tramite le parole e i pensieri del protagonista - un medico di base con pazienti altolocati e famosi - si rivive in diretta la breve vacanza di due famiglie in cui succede un fatto irreparabile che segnerà la vita di tutti.

Basta una vacanza a Koch per dispiegare il peggio della natura umana. La sua scrittura è indenne dal giudizio anzi lascia cinicamente liberi i suoi personaggi di presentarsi, di essere loro stessi. Una finestra sul mondo della borghesia e del perbenismo, non una critica ma un ritratto onesto e per nulla sorpreso. Siamo così - sembra dire - inutile far finta di niente. Ipocriti, invidiosi e in bilico tra essere e apparire. Non salva nessuno - protagonista, amici, figli, mogli - tranne forse l'anziana madre di uno di loro che si muove sullo sfondo della storia ed è forse l'unica voce contro.
L'architettura del romanzo è perfetta, pare quasi di essere nella storia ma è difficile schierarsi, perchè è difficile distinguere i buoni e i cattivi.

Vi riporto un estratto di un'intervista all'autore  «Non sono pazze ma neppure normali (ndr si riferisce alle famiglie che ritrae). Noi siamo più simili a loro di quanto si possa immaginare. Il cinismo mi permette di far dire la verità ai miei personaggi. Nei miei libri mi piace mostrare come una persona che sembra buona invece si comporti e faccia le cose peggiori e viceversa».

venerdì 16 novembre 2012

Maud Lethielleux


Metti un pomeriggio in biblioteca, la wish list quasi esaurita e il bisogno di un libro nuovo.

Lo sguardo si ferma sulla foto, poi il titolo La bambina che diceva sempre sì (il titolo originale è più azzeccato Dis oui, Ninon) e leggo si tratta di  una giovane scrittrice francese, musicista e autrice teatrale, homeless per scelta per due anni.
Materiale interessante ce n'è.

Infatti il libro è bello. E' scritto partendo dal punto di vista di una bimba di 9 anni, pasticciona e noncurante di adulti, buone maniere e convenzioni.

La storia è apparentemente semplice: i genitori si separano e Ninon decide di vivere con il padre. Nulla di strano se il padre non fosse un idealista convinto e sopra le righe. Insieme cercano maldestramente di costruire una casa, si curano delle loro capre, producono e vendono formaggio. Tutto in una cornice bucolica e approssimativa.

Ninon adora il padre e fa proprie le sue teorie contro il capitalismo, il benessere e il consumismo. Ninon non comprende perchè non si possa vivere senza elettricità, senza certezze e la scuola è un obbligo che la infastidisce.

L'autrice non giudica e sembra chiedere al lettore di procedere nella lettura con la stessa leggerezza con cui la protagonista si racconta e di approfittare di questo sguardo poetico sulla vita e gli adulti.



venerdì 21 settembre 2012

Piperno e il premio Strega.


Ho voluto essere culturalmente al passo con i tempi: ho letto il libro vincitore del Premio Strega 2012  "Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi" di Alessandro Piperno e, già che c'ero, "Il silenzio dell'onda" di Gianrico Carofiglio, nella cinquina dei finalisti.

Il Premio Strega è uno dei riconoscimenti letterari tra i più noti e storici: è stato istituito nel 1947 e ha premiato autori come Elsa Morante, Alberto Moravia, Sebastiano Vassalli, Mario Soldati, Tomasi di Lampedusa.
Piperno è professore di letteratura francese e in Francia ha vinto un altro premio.

Da leggere, mi sono detta.

Dopo le prime 100 pagine circa ero perplessa, non avrei continuato se non mi fosse venuto il dubbio di una mia incapacità. Non riconosco più un buon libro?


La storia in breve: due fratelli di una famiglia dell'alta borghesia, travolta dallo scandalo che ha coinvolto il padre anni prima. Un fratello rassegnato e rinchiuso in un matrimonio d'interesse con una ex ballerina di Non è la Rai, l'altro che insegue il successo e cerca di dare un senso alle proprie "difficoltà sessuali" . I destini si ribaltano e la rabbia esplode.
C'è l'evidente intenzione di tratteggiare le banalità  dei tempi moderni ma alla fine i protagonisti risultano più che altro caricature, un abbozzo di critica a certi modelli vuoti.

La scrittura è spesso ridondante e sembra voler evidenziare la culturalità dello scrittore. Non l'avrei messa in dubbio comunque - visto il curriculum. Ostentarla è un peccato.

Va detto che il libro è la seconda parte di un dittico, la prima parte della storia è raccontata nel libro precedente Persecuzione. Forse se avessi cominciato dal primo, l'avrei apprezzato di piu'.


Questo post partecipa al Venerdì del Libro.



venerdì 14 settembre 2012

L'armadio dei vestiti dimenticati Riika Pulkkinen/Nada Malanima La Grande Casa


Un pomeriggio in solitudine (finalmente!), figli e marito a camminare per i monti e due libri da cominciare.

Cominciati e finiti.

Mi dispiace dover ammettere non abbiano nulla di speciale anche se i presupposti c'erano: il primo - L'armadio dei vestiti dimenticati - è dell'autrice finlandese Riika Pulkkinen. Se si è letto un qualsiasi libro della casa editrice Iperborea ci si è necessariamente innamorati dei paesi e degli scrittori del Nord Europa. L'altro, La Grande Casa, è di Nada Malanima (al secolo Nada), avevo già letto un bel libro precedente frutto del lavoro di una persona intensa.
Una trama ben costruita è evidente e le storie sono dense di sentimenti mai banali ma, in tutti e due, qualcosa non mi ha convinto.

Riika Pulkinnen (classe 1980) è considerata una delle migliori scrittrici e questo suo secondo libro (il primo è inedito in Italia) un fenomeno letterario che, in poco tempo, ha avuto moltissime - e ottime - recensioni nonchè commenti entusiasti. Non sarò certo io a smorzarne il successo anzi tra le righe ho avvertito il piacere di leggere, alcune frasi sono particolari e citate altrove "Le relazioni umane sono come boschi fitti. O forse le persone stesse sono boschi, nei quali si aprono molti sentieri, a ritmo serrato; sentieri destinati a restare ignoti a molti che si manifestano per caso a coloro che si trovano a passare in quel momento."  
"A una donna servono due cose nella vita: il senso dell’umorismo e un paio di scarpe rosse col tacco." 
"E' facile narrare le storie dei passanti. Più difficile restare nella propria". 
La storia è un intreccio tra presente e passato in cui Anna, per potersi affrancare dall'amore per un uomo e quello materno per la figlia di lui deve ripercorrere - suo malgrado e indossando, per caso, un abito dimenticato in un armadio -  le vicende della sua famiglia: la passione tra il nonno e Eeva. Il dolore di Anna e' speculare a quello di Eeva, dimenticata da tutti ma, impressa nei ristagni dei ricordi di tutti, chiede di poter riaffiorare.

Troppe descrizioni e qualche passaggio inutile non rendono giustizia ad una buona trama, forse riuscirà ad essere una bella sceneggiatura per il film i cui diritti sono già stati acquistati.


L'altra lettura è altrettanto intensa. L'autrice nega si tratti di un'autobiografia ma sicuramente, per scrivere la storia di una delle tre donne protagoniste, ha attinto dalla sua esperienza di giovane cantante di successo. 
Forse l'autrice usa la scrittura come catarsi e non riesco ad entrare in  sintonia con le sue emozioni.

Interessante è l'idea centrale: un luogo di ritrovo per dare pace e dare la possibilità a chi ci risiede di vivere la propria spontaneità.

Il rispetto dei sentimenti e la forza della natura  - che scandisce il tempo e le emozioni - sono il fil rouge di tutto il romanzo. Manca, pero' qualcosa, che la rappresentazione teatrale (già in preparazione) restituirà.


Questo post partecipa al Venerdì del libro di Homamademamma.

venerdì 3 agosto 2012

Di mercoledì. Il venerdì del libro.

Di nuovo Anna Marchesini.
Dopo "Il terrazzino dei gerani timidi" ho letto "Di mercoledì".

Libro difficile, come il primo, ma sono indulgente con questa attrice che ho tanto apprezzato in teatro. Nota per il famoso Trio, nella vita è anche autrice, regista teatrale e docente dell'Accademia di Teatro di Roma.
Non e' insolito che un attore capace passi alla scrittura: "Tra la recitazione e la scrittura ci possono essere molti punti di contatto. Attraverso la parola si possono raccontare immagini, storie, atmosfere e spazi. E ciò è possibile farlo sia con la recitazione, in teatro, che attraverso le pagine di un romanzo. Io quando scrivo cerco di immedesimarmi nel lettore. Contemporaneamente mi metto nei panni sia di chi scrive sia di chi legge. Ed è un esercizio che faccio anche quando salgo sul palcoscenico. Mi pongo su questa dimensione." (intervista).

E' la storia di tre donne le cui vite s'incrociano - per caso - sulle scale di un condominio. Le scale che conducono nello studio di una coppia di psicoterapeuti. Due di loro scopriranno lati inascoltati, la terza sconvolgerà la propria vita e quella degli altri proprio un mercoledì.

E' poesia e prosa, flash back e parti lungamente descrittive in cui si parla di dolore e felicità, partendo dal presupposto che la felicità non e' mai una sola, ci sono tanti modi per essere felici.

Nelle prime pagine è avvertita  l'impressione di essere immersi in una tristezza senza via d'uscita, mano a mano che la lettura procede si ha l'impressione che il libro voglia essere uno sprone alla vita:  si può essere felici se non si sceglie di soffrire in solitudine.



Questo post partecipa al VdL.

venerdì 6 luglio 2012

La sovrana lettrice. Alan Bennett.

Oggi propongo una lettura che si può definire estiva: leggera e piena di humour.

L'autore è Alan Bennet noto per aver scritto sketch insieme a Michael Frayn e soprattutto per il suo spettacolo teatrale "La pazzia di re Giorgio" da cui è stato tratto un bellissimo film.

Il titolo del libro proposto è "La sovrana lettrice", edito da Adelhi.

La sovrana non è mai nominata ma sembra essere - con poco margine di dubbio - Elisabetta II (quella in carica in eterno....) che scopre un'irrefrenabile e incontrollabile passione per la lettura.

Lo sguattero di palazzo Norman (poi promosso a factotum e "consigliere" della regina) è l'unico ad approfittare della biblioteca circolante che, di tanto in tanto, si ferma davanti al palazzo. La regina osserva questo strano interesse e così viene quasi completamente rapita dalla letteratura. Dapprima legge i libri consigliati dallo sguattero, ma man mano i suoi gusti si affinano e le sue scelte diventano autonome e sempre più particolari.
All'inizio la regina riesce a trovare il giusto equilibrio tra lettura e impegni ufficiali ma, ben presto, il desiderio di proseguire nella lettura la distrae.

Finge di salutare ma gli occhi sono incollati all'ultimo libro che poi  nasconde dietro il cuscino della carrozza  e gli  spostamenti per visite ufficiali sono diventati essenziali per dedicarsi alla lettura con grande imbarazzo del suo entourage e del primo ministro.....
La regina capisce di aver iniziato tardi:  e’ impaziente di recuperare e tra le gag spuntano domande importanti : l'autore tocca temi davvero degni di nota ma, grazie ad una scrittura - e ad una traduzione, aggiungerei -  perfetta, riesce a non appensantire.

[…]L’attrattiva della letteratura, riflettè, consisteva nella sua indifferenza, nella sua totale mancanza di deferenza. I libri se ne infischiavano di chi li leggeva; se nessuno li apriva, loro stavano bene lo stesso. Un lettore vale l’altro e lei non faceva eccezione. La letteratura pensò, è un commonwealth; le lettere sono una repubblica. In realtà quell’espressione, la repubblica delle lettere, l’aveva già sentita nei discorsi dei rettori, alle lauree ad honorem e simili, senza aver mai capito bene cosa significasse. All’epoca aveva ritenuto leggermente offensivo qualsiasi riferimento a una qualunque repubblica; se poi il riferimento avveniva in sua presenza, come minimo lo considerava una mancanza di tatto. Solo adesso afferrava il senso di quell’espressione. I libri non sono per nulla ossequiosi. Tutti i lettori sono uguali […]

Non conoscevo Alan Bennett (tranne per la trasposizione del film) ma trovo sia riuscito a raccontare la passione per la lettura in modo ironico e intelligente. Una scrittura maliziosa e vivace che risulta un elogio e un invito alla lettura e alla libertà di leggere.

Un omaggio al nostro Venerdì del libro e un regalo a Paola!

venerdì 8 giugno 2012

Professione: madre di famiglia. Schmidt Brabant - Ed. Arcobaleno


Cosa vuol dire essere madri, dove si trova la forza per non smettere mai di svolgere questo difficilissimo compito? come si può pianificare tutto e gestire bene il proprio tempo?
Interrogativi comuni a molte donne e spesso irrisolti.
La quarta di copertina di Professione: madre di famiglia (Manfred Schmidt-Brabant, ed. Arcobaleno, distribuito da Editrice Antroposofica) riporta: il termine "madre di famiglia" avrà, in futuro, un significato del tutto nuovo, così come saranno del tutto nuovi i compiti della donna. Certo è che l'esistenza della madre di famiglia è al centro di uno dei più grandi cambiamenti della storia dell'umanità.

Il libro è diviso in quattro capitoli: i primi tre (La nuova missione della madre di famiglia/L'organismo vitale nell'economia domestica/Il germe della società dei nuovi misteri) sono basati su conferenze tenute al primo convegno delle madri di famiglia (1992) presso il Goetheanum  a Dornach (sede progettata e voluta da Rudolf Steiner)  mentre l'ultimo capitolo, Domande, è una sintesi di conferenze nell'ambito di gruppi antroposofici.

Il sottotitolo del libro le basi spirituali di un lavoro degno dell'essere umano richiama il concetto di essere umano alla base del pensiero steineriano. Non mi addentro nella descrizione del pensiero di Steiner poichè ne ho solo una conoscenza superficiale, posso riportare che l'essere umano è considerato un'unità articolata: una parte fisica, una eterica, una animica (sede dei sentimenti e delle emozioni), una spirituale. Lo spirituale è l'IO, l'individualità.

La lettura può svolgersi su un piano profondo, di approfondimento del sentire steineriano oppure con un approccio "leggero", dove ritrovarsi e carpire nuove idee.


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