sabato 8 aprile 2017

La domanda dell'elefante - Lenn van den Berg e Kaatje Vermeire - Kite edizioni


E’ davvero difficile riconoscere l’amore; distinguerlo dall'infatuazione e dalla passione, capire se è un sentimento o una semplice sensazione passeggera. I segnali sono universali: farfalle nello stomaco, testa nelle nuvole, una sensazione di leggerezza generale come se la vita non avesse ombre, eppure quando ci s’innamora, l’incertezza la fa da padrone: “sono davvero innamorato?”, “cosa mi  prende?”.
Succede a tutti di avere dei dubbi persino ad un elefante che ad una vasta e variopinta platea, con imbarazzo e tentennando domanda:

Be io…. – ripete l’elefante con un gran respiro.
Ecco vorrei sapere come si capisce…..Come ti senti quando……Cioè voglio dire: come fai a capire che sei innamorato di qualcuno?”.



La domanda dell’elefante di Lenn van den Berg e Kaatje Vermeire, edito da Kite, affronta il tema e risponde alla domanda in modo inequivocabile.

Amare è essenzialmente l’altro. Ovvero qualcuno che ti fa stare bene:

“Io quando ho vicino la mia pietra preferita sento un bel calduccio”, dice il sasso.
“Io non dimenticherò mai la prima volta che l’ho vista. Mi sono sentito grande e forte come un elefante. Non mi ero mai sentito così, prima.”
Questo è quanto racconta il topo. E anche Biancaneve non capisce come mai il principe le abbia fatto dimenticare tutte le “cose brutte".
.
Amare è anche rinunciare per il bene di qualcuno, lo dice chiaramente il melo:
“Io non posso fare a meno del sole, la cosa strana è che se ho vicino la mia amata, faccio prendere tutto il sole a lei. Quando uno fa le cose così sa di essere innamorato”.

Amare è aiutarsi. L’onda quando è stanca si appoggia al vento e si lascia spingere e anche il sole si stanca e allora la luna prende il suo posto, perché è il suo tesoro.



Amore resiste anche quando l’amato non c’è più o non c’è ancora.
La bimba “scrive poesie” e gliele mette in tasca ma “di nascosto” invece la nonna “pensa a lui tutti i giorni, anche se non c’è da molto tempo. Ogni settimana scelgo una poesia e gliela leggo nel nostro posto preferito.”



Come ogni anno si riuniscono sulla collina.




L’albo si apre con queste parole.

Sembra una riunione importante: un numero incalcolabile di variopinti personaggi, animali, persone reali, personaggi di fiabe, sembrano arrivare da ogni dove portando con sé sedie, poltrone, megafoni, wc e si accomodano sul dorso dell’elefante mentre la proboscide fa da pulpito.
Sul quel pulpito, per la prima volta, oggi siede orgogliosa una formica perché la tartaruga non può  presenziare, suo marito è malato. La formica prende seriamente il suo ruolo, lo ritiene l’occasione giusta per “farsi strada nella vita”, ha comprato persino un bel paio di occhiali, probabilmente pensa la rendano più credibile.  Come previsto, appunta ogni intervento sul libro delle domande difficili , incalza se nessuno interviene anche se ritiene tutto quanto un mucchio di sciocchezze, delle assurdità. E’ costretta ad ascoltare ma alla fine taglia corto, ha cose importanti di cui occuparsi, ha un lavoro che l’aspetta, tanto da fare; quindi con un colpo di martelletto dichiara chiusa la riunione. 

Sulla strada del ritorno si ferma dalla tartaruga, ma giusto il tempo di restituire il libro delle domande difficili, non si ferma a bere un tè, la formica non ha tempo.






Scappa via in tutta fretta, ma perché ad un tratto si sente così sola?.

L’albo si chiude con queste parole, in cui è racchiusa la risposta alla domanda dell’elefante.

L’argomento è trattato con molta delicatezza e alla poesia dei testi si accompagna la ricchezza delle illustrazioni.
Un verde/grigio di base con tocchi di colore più vivi ma resi in modo da rendere il tutto quasi un sogno, animali e uomini si muovono in spazi senza una vera prospettiva, piccolo e grande coesistono, realtà, fantasia e fiaba  si  confondono.


A rendere raffinato l’albo è anche l’indipendenza narrativa di testo e illustrazioni: ad ogni rilettura scoprirete sempre qualcosa di nuovo, un particolare sfuggito che aggiungerà ulteriori significati al linguaggio verbale. 

sabato 11 febbraio 2017

La strega e lo spaventapasseri - Gabriel Pacheco Logos edizioni

Con gli albi illustrati vado a periodi. Periodi in cui ansiosamente cerco nuove uscite. Periodi in cui  - sempre ansiosamente - m'immergo in letture di albi fuori commercio, sicuramente difficilissimi da trovare di cui chissà quante volte hanno già scritto. Di solito non leggo altri pareri per capire chi ha scorto cosa tra le pagine di un albo: il bello risiede anche nel consentire più visioni oppure le stesse ma partite da percorsi differenti. 




Ho sfogliato per caso La strega e lo spaventapasseri. L’ho trovato in biblioteca tra le pubblicazioni di Logos edizioni,  mi ha colpito subito, mi sono cercata un angolo silenzioso e ho letto senza neppure sentire il bisogno di andare a vedere chi fosse l'autore, l'illustratore. Insomma saltando tutti quei passaggi ormai abitudinari.

Rapimento poetico. 
E' un silent book - il genere da me preferito, - delicatissimo.
In una notte di luna piena, la storia dell’ incontro di tre anime belle, una strega, uno spaventapasseri e un uccellino.
Una strega diversa: non usa la divisa d'ordinanza, alla scopa preferisce un monociclo e nell’abbigliamento aggiunge un po' di colori  al rigoroso nero. Poi ha un sorriso sognatore e delicato - non il grugno delle sue colleghe, e tende a distrarsi.
Un uccellino le vola accanto e il suo sguardo si perde, addio equilibrio e piomba rovinosamente a terra.

Le altre streghe, furiose, l'abbandonano.


A tutto assiste uno spaventapasseri con un trucco e una mise da clown triste. Forse di nascosto sogna di poter volare.
L'incontro.
L'uccellino e lo spaventapasseri sembrano capirsi.


Lentamente, intanto, le pagine acquistano tocchi di colore, rosso e azzurro. Il rosso di una casa e l’azzurro del cielo, il rosso sulla bocca dello spaventapasseri e l’azzurro del suo naso e della salopette. 



Gabriel Pacheco, illustr-autore dell’albo, riesce a dare corpo e movimento alla storia con soli due colori.

Lo spaventapasseri si guarda intorno, poi un cenno all’uccellino e tutto cambia, la strega avrà una scopa, bella e colorata, lo spaventapasseri potrà volare e l'uccellino avrà forse esaudito il desiderio di riuscire - lui così fragile e piccino - in una grande opera.

Un inno a credere nel potere dei desideri e delle aspettative.
Se possono offrire colore alla nostra esistenza, troviamo il coraggio di acciuffarli.

Non è facile raccontare per immagini, eppure Gabriel Pacheco ci riesce benissimo e merita tutta la nostra attenzione: riesce a mantenere vivo il ritmo lungo tutta la narrazione, ricorrendo allo stupore e ad illustrazioni che si fanno guardare più e più volte.

La strega e lo spaventapasseri, illustrazioni di Gabriel Pacheco edito da Logos edizioni.


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domenica 29 gennaio 2017

Il grande libro dei mestieri - Eric Puyabert - EDT Giralangolo


Siamo stati tutti bambini e ciascuno di noi si sarà trovato,  almeno una volta ma probabilmente anche di più - nella situazione di dover rispondere alla fatidica domanda "cosa farai da grande?". Di solito viene appena dopo "ti piace la scuola?".

Imbarazzanti le domande, scontate le risposte. Ora sappiamo quanto i bambini siano furbi e se possono evitano grane, pertanto "sì, mi piace la scuola" e riguardo alla professione individuata, in genere poco si discostano da qualcosa di noto, che gravita intorno a loro; il mestiere di papà, la maestra, la cassiera, la ballerina, il motociclista, il supereroe di turno.........Ecco, l'adulto è servito.

In realtà la fantasia dei bambini è decisamente più fervida così come le aspettative.
E' giusto sia così ed è altrettanto giusto alimentarle.





Infatti ed inevitabilmente, si troveranno nel momento di optare per la scuola superiore, primo passo verso il futuro; è bene ci arrivino con le idee sufficientemente chiare - per quanto, noi grandi lo sappiamo, le idee col tempo cambiano - e senza precludersi nessuna possibilità da subito!

I mestieri sono davvero tanti e ciascuno ha una sua peculiarità ma, volendo, lo stesso mestiere può essere rivisitato oppure, perché no, un mestiere può anche essere inventato.  Ci viene in soccorso Il grande libro dei mestieri, edito da EDT Giralangolo, ironicamente scritto e  illustrato da Eric Puyabert.




Un albo speciale per più versi, sicuramente nel formato: uno splendido 35x25 cm! con  ben 28 pagine arricchite con illustrazioni di ampio respiro e ricche di particolari, talmente tanti che ad ogni lettura sembra di sfogliare l'albo per la prima volta. I colori, tanti e pastosi, accompagnano perfettamente lo sguardo e la mente in voli di fantasia nella costruzione di vicende immaginifiche e storie avventurose.


E' speciale anche per la scelta editoriale di inserirlo nella collana Sottosopra di EDT Giralangolo. La collana offre un'ampia selezione di ottimi albi tutti orientati a superare stereotipi di genere
libri illustrati espressamente orientati al principio dell'identità di genere e all'interscambiabilità dei ruoli maschili e femminili. I protagonisti di questi libri sono bambini e bambine, donne e uomini, liberi di agire, pensare e comportarsi senza vincoli legati al proprio sesso biologico di appartenenza. (cit. da EDT Giralangolo)



I ruoli sono interscambiabili, cuoco/cuoca, ballerino/ballerina, capitani di nave, vigili del fuoco e ladruncoli, non viene da chiedersi se si è maschio o femmina, piuttosto cosa piace di più, avventura? creatività? esplorazione? . In cosa vuoi metterti in gioco ed impegnarti?
Qui c'è l'imbarazzo della scelta e una lettura non basta.
Prendiamoci tempo e mettiamoci comodi, questo è un albo da godersi sdraiati, saltare le pagine, ritornare indietro e tornare all'inizio.
E' un evergreen. Pubblicato nel 2014, non smetterà mai di incantare noi e i nostri bambini.

 


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